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CNA Agroalimentare: la pizza ‘sfonda’ anche al Nord

La pizza nemmeno è uscita dalla pandemia come ci era entrata. Si è ancora più “nazionalizzata”, questo è certo. Ma non è l’unico cambiamento. È un po’ tutto il mondo delle attività italiane legate alla pizza (nelle sue diverse modalità) che esce mutato dai due anni di pandemia. Sia pure in maniera difforme da una regione all’altra e tra un’attività di riferimento e l’altra. A rilevarlo una indagine di CNA Agroalimentare – resa pubblica durante il Pizza Village in corso a Napoli – che analizza tutte le attività che producono e/o distribuiscono pizza: panetterie, gastronomie pizzerie, rosticcerie pizzerie, pizzerie da asporto, bar pizzerie, ristoranti pizzeria. Una indagine dalla quale emerge prima di tutto che la pizza è ormai diventato un simbolo del Made in Italy gastronomico, riducendo i suoi connotati regionali a favore di una caratterizzazione produttiva nazionale.

Dolci dell’Epifania. Indagine CNA Agroalimentare: “Non solo carbone. Alla Befana una festa di sapori locali”

Non c’è ambientalismo che tenga il giorno dell’Epifania. Nelle calze della Befana da un capo all’altro dell’Italia continua a imperare il carbone. Dolce, ovviamente, e per quanto possibile a base di zucchero italiano.

Festa dei bambini per eccellenza (e infatti nella religione cristiana l’Epifania celebra la manifestazione della divinità di Gesù ai tre Re Magi) oltre che ai doni è dedicata ai dolci. Per i più piccoli ma anche per gli adulti.

Il carbone dolce è tutto sommato una ricetta diffusasi di recente anche se affonda le sue radici nei millenni. Il carbone riporta al fuoco che si accendeva nei primi giorni di gennaio, come elemento di buon auspicio, le cui ceneri venivano sparse sul terreno per ingraziarsi il raccolto. In seguito ai bambini che avevano commesso marachelle si minacciava carbone (non dolce, quello vero) come dono portato dalla Befana. Poi, negli anni del boom economico, la trasformazione da punizione in leccornìa.

CNA Agroalimentare: a tavola per le feste, il pranzo batte il cenone e il panettone taglia a fette il pandoro

A Natale il pranzo del 25 dicembre batte il cenone del 24 a sera nelle preferenze degli italiani. A registrarlo una indagine condotta da CNA Agroalimentare.Oltre la metà degli italiani, per la precisione il 52 per cento, opta per un pranzo con le persone più care nel giorno di Natale. A soccombere nella sfida il cenone della vigilia, preferibilmente di magro, che si ferma al 38 per cento. Il 10 per cento residuo non festeggia per nulla, una quota in aumento rispetto agli scorsi anni, probabilmente incrementata dalla paura del contagio da Covid.

Dolci di Pasqua, indagine CNA Agroalimentare: “Gli artigiani hanno una marcia in più”

Sulla tavola di Pasqua torna a farsi largo la qualità artigiana. Anche per quanto riguarda i dolci: colombe, uova di cioccolato, prodotti regionali, a partire dalla pastiera di grano. A rilevarlo una indagine condotta da CNA Agroalimentare tra i propri iscritti di tutta Italia.

A Pasqua si prevede che su otto tavole italiane ogni dieci venga servito un dolce. In stragrande maggioranza colombe e/o uova di cioccolato. Perlomeno una famiglia su dieci farà spazio alle tradizioni regionali. Ma a farla da padrone sarà la colomba. Un classico, ormai, ma non molto antico: conta poco più di cent’anni. Uno storico produttore milanese cominciò a sformarla nel 1919, a pochi mesi dalla fine della prima guerra mondiale, per celebrare la pace con il volatile suo simbolo. Considerata per lungo tempo la sorella povera del panettone, ha spiccato il volo diventando un must stagionale che brilla di luce propria negli anni del boom economico.